Settembre 2001: ero stata mollata per l’ennesima volta da Alex. Stavo male, l’amore è il mio tallone d’Achille… La mia amica Ale mi propose di andare con lei una settimana al mare a Pietra Ligure.

Non conoscevo quella parte della Liguria e da subito ne rimasi affascinata: borghi marinari, acqua cristallina e soprattutto spiagge senza sassi! Un giorno Ale mi dice “oggi ti porto a vedere la mia spiaggia preferita”: prendiamo lo scooter e ci dirigiamo verso Savona. Entriamo nella galleria di Varigotti e quando usciamo non riesco a credere alla bellezza che ho di fronte: una spiaggia di sabbia dorata, mare cristallino e alle spalle una falesia imponente, il Malpasso. È stato amore a prima vista.

Settembre 2001: ero stata mollata per l’ennesima volta da Alex. Stavo male, l’amore è il mio tallone d’Achille… La mia amica Ale mi propose di andare con lei una settimana al mare a Pietra Ligure.

Non conoscevo quella parte della Liguria e da subito ne rimasi affascinata: borghi marinari, acqua cristallina e soprattutto spiagge senza sassi! Un giorno Ale mi dice “oggi ti porto a vedere la mia spiaggia preferita”: prendiamo lo scooter e ci dirigiamo verso Savona. Entriamo nella galleria di Varigotti e quando usciamo non riesco a credere alla bellezza che ho di fronte: una spiaggia di sabbia dorata, mare cristallino e alle spalle una falesia imponente, il Malpasso. È stato amore a prima vista.

Siccome io parlo anche con i sassi siamo diventate subito amiche dei ragazzi che lavoravano al bar. Claudio e la sua famiglia gestivano il bar del Malpasso da moltissimo tempo, quando ancora si piantavano le tende e le famiglie passavano l’estate in campeggio lì in spiaggia. Sembra impossibile oggi pensare ad una cosa del genere, eppure guardate!

Nel 2001 ero al mio ultimo anno di università e quindi appena mi era possibile scappavo al Malpasso, quel luogo era come ossigeno per me.

Una mattina vidi i ragazzi fare colazione pucciando la focaccia nel cappuccino e pensai: “Wow! Voglio assolutamente provarlo!”. Ma c’era un piccolo problemino: detestavo il sapore del caffè. Così decisi di fare un cappuccino base cacao: versai lo sciroppo al cioccolato che si usa sul gelato in una tazza da cappuccino, lo allungai con un po’ di acqua bollente per renderlo più liquido, aggiunsi il latte montato e ci pucciai la focaccia: buonissimo! Lo chiamai Cioppuccino e il 10 maggio 2002 registrai il nome.

Siccome io parlo anche con i sassi siamo diventate subito amiche dei ragazzi che lavoravano al bar. Claudio e la sua famiglia gestivano il bar del Malpasso da moltissimo tempo, quando ancora si piantavano le tende e le famiglie passavano l’estate in campeggio lì in spiaggia. Sembra impossibile oggi pensare ad una cosa del genere, eppure guardate!

Nel 2001 ero al mio ultimo anno di università e quindi appena mi era possibile scappavo al Malpasso, quel luogo era come ossigeno per me.

Una mattina vidi i ragazzi fare colazione pucciando la focaccia nel cappuccino e pensai: “Wow! Voglio assolutamente provarlo!”. Ma c’era un piccolo problemino: detestavo il sapore del caffè. Così decisi di fare un cappuccino base cacao: versai lo sciroppo al cioccolato che si usa sul gelato in una tazza da cappuccino, lo allungai con un po’ di acqua bollente per renderlo più liquido, aggiunsi il latte montato e ci pucciai la focaccia: buonissimo! Lo chiamai Cioppuccino e il 10 maggio 2002 registrai il nome.

RIFLESSIONE N°1

Se Alex non mi avesse lasciata, non sarei andata al mare con Ale… molto spesso anche le cose che ci feriscono hanno uno scopo.

RIFLESSIONE N°2

Molto spesso i prodotti nascono da un bisogno. Se io non avessi detestato il caffè, non mi sarebbe mai venuto in mente di fare il Cioppuccino per pucciarci la focaccia. Prestate attenzione ai vostri bisogni perché è molto probabile che li abbiano anche tante altre persone.

RIFLESSIONE N°1

Se Alex non mi avesse lasciata, non sarei andata al mare con Ale… molto spesso anche le cose che ci feriscono hanno uno scopo.

RIFLESSIONE N°2

Molto spesso i prodotti nascono da un bisogno. Se io non avessi detestato il caffè, non mi sarebbe mai venuto in mente di fare il Cioppuccino per pucciarci la focaccia. Prestate attenzione ai vostri bisogni perché è molto probabile che li abbiano anche tante altre persone.
Negli anni successivi successero tante cose:
– lavorai nel marketing in un’azienda di snowboard (un’altra delle mie grandi passioni);
– lavorai in un piccolo laboratorio di prodotti da forno biologici, in settimana si produceva e nel week end facevamo i mercatini bio nelle piazze;
– vendetti contratti di energia elettrica rinnovabile per Lifegate;
– lavorai in Enerpoint dove conobbi Cinzia e Daniela.

Negli anni successivi successero tante cose:
– lavorai nel marketing in un’azienda di snowboard (un’altra delle mie grandi passioni);
– lavorai in un piccolo laboratorio di prodotti da forno biologici, in settimana si produceva e nel week end facevamo i mercatini bio nelle piazze;
– vendetti contratti di energia elettrica rinnovabile per Lifegate;
– lavorai in Enerpoint dove conobbi Cinzia e Daniela.

RIFLESSIONE N°3

Quando terminai l’università ero preoccupatissima che il lavoro che avrei scelto avrebbe determinato il resto della mia vita. In realtà non è stato così: ho fatto tante esperienze e ognuna ha insegnato qualcosa che oggi si è rivelato prezioso per questa nuova avventura Live Better.

RIFLESSIONE N°3

Quando terminai l’università ero preoccupatissima che il lavoro che avrei scelto avrebbe determinato il resto della mia vita. In realtà non è stato così: ho fatto tante esperienze e ognuna ha insegnato qualcosa che oggi si è rivelato prezioso per questa nuova avventura Live Better.

Durante tutti quei lavori l’idea del Cioppuccino non mi abbandonò mai. Era sempre lì nella mia testolina e un bel giorno mi dissi “per fare il cioppuccino ho bisogno di una bevanda come il caffè ma di cacao”. Così presi la moka e misi il cacao in polvere al posto del caffè. Non funzionò: il cacao in polvere era troppo sottile e quindi l’acqua non riusciva a filtrare. A quel punto capii che il cacao in polvere doveva andare all’interno della bevanda: quindi scaldai l’acqua, la misi in una tazzina, aggiunsi 1 cucchiaino di cacao e mescolai. Disastro, era pieno di grumi, una vera schifezza!

Iniziai a fare un po’ di prove aggiungendo l’acqua poco alla volta per non avere grumi. Il problema era che quando avevo finito la bevanda era ormai fredda… Però dopo mille tentativi trovai il giusto equilibrio tra acqua e cacao e il risultato anche se freddo non era niente male! (lo ammetto, io all’inizio lo zuccheravo)

Il nome Ciocchino nacque il 10 novembre 2011, e questa è la foto del mio blocco di appunti dove vedete i vari nomi che poi hanno portato a Ciocchino. Per renderlo più internazionale alla fine divenne Chokkino.

Durante tutti quei lavori l’idea del Cioppuccino non mi abbandonò mai. Era sempre lì nella mia testolina e un bel giorno mi dissi “per fare il cioppuccino ho bisogno di una bevanda come il caffè ma di cacao”. Così presi la moka e misi il cacao in polvere al posto del caffè. Non funzionò: il cacao in polvere era troppo sottile e quindi l’acqua non riusciva a filtrare. A quel punto capii che il cacao in polvere doveva andare all’interno della bevanda: quindi scaldai l’acqua, la misi in una tazzina, aggiunsi 1 cucchiaino di cacao e mescolai. Disastro, era pieno di grumi, una vera schifezza!

Iniziai a fare un po’ di prove aggiungendo l’acqua poco alla volta per non avere grumi. Il problema era che quando avevo finito la bevanda era ormai fredda… Però dopo mille tentativi trovai il giusto equilibrio tra acqua e cacao e il risultato anche se freddo non era niente male! (lo ammetto, io all’inizio lo zuccheravo)

Il nome Ciocchino nacque il 10 novembre 2011, e questa è la foto del mio blocco di appunti dove vedete i vari nomi che poi hanno portato a Ciocchino. Per renderlo più internazionale alla fine divenne Chokkino.

A dicembre 2011 presi una decisione molto importante: un anno di aspettativa. Lavoravo in Enerpoint, guadagnavo 3.000 € al mese, eppure ero profondamente insoddisfatta e infelice. Per dirla tutta ero depressa.

Iniziai a lavorare su di me. Fu molto difficile e molto doloroso però piano piano iniziai a vedere una luce in fondo a quel tunnel oscuro.

Un bel giorno riemerse la domanda da 1 milione di $: “ma tu cosa vuoi fare nella tua vita?”. A quel punto memore della frase “scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno nella tua vita” osservai cosa amavo fare e come impiegavo il mio tempo: ero ossessionata dall’alimentazione che fin da piccola era stata per me una fonte di problemi (vedi parte I “chi sono”). Leggevo libri, studi scientifici, ascoltavo interviste a medici, ricercatori e nutrizionisti nella speranza di scoprire il segreto per dimagrire una volta per tutte.

Non mi pesava, potevo passare giornate intere a imparare. E così mi dissi: “voglio lavorare in questo settore, l’idea del Chokkino era buona, realizziamola!”

E così a fine novembre 2014 incontrai Nicola, il proprietario di Biepi, l’azienda che oggi produce Kaya, la macchina per fare Chokkino al bar.

A dicembre 2011 presi una decisione molto importante: un anno di aspettativa. Lavoravo in Enerpoint, guadagnavo 3.000 € al mese, eppure ero profondamente insoddisfatta e infelice. Per dirla tutta ero depressa.

Iniziai a lavorare su di me. Fu molto difficile e molto doloroso però piano piano iniziai a vedere una luce in fondo a quel tunnel oscuro.

Un bel giorno riemerse la domanda da 1 milione di $: “ma tu cosa vuoi fare nella tua vita?”. A quel punto memore della frase “scegli il lavoro che ami e non lavorerai un solo giorno nella tua vita” osservai cosa amavo fare e come impiegavo il mio tempo: ero ossessionata dall’alimentazione che fin da piccola era stata per me una fonte di problemi (vedi parte I “chi sono”). Leggevo libri, studi scientifici, ascoltavo interviste a medici, ricercatori e nutrizionisti nella speranza di scoprire il segreto per dimagrire una volta per tutte.

Non mi pesava, potevo passare giornate intere a imparare. E così mi dissi: “voglio lavorare in questo settore, l’idea del Chokkino era buona, realizziamola!”

E così a fine novembre 2014 incontrai Nicola, il proprietario di Biepi, l’azienda che oggi produce Kaya, la macchina per fare Chokkino al bar.

RIFLESSIONE N°4

Ritengo che spesso l’insoddisfazione sia un messaggio della nostra anima: “non sei qui per fare quello che stai facendo”. Se non fossi stata così male quando lavoravo in Enerpoint, forse oggi non sarei qui.

RIFLESSIONE N°4

Ritengo che spesso l’insoddisfazione sia un messaggio della nostra anima: “non sei qui per fare quello che stai facendo”. Se non fossi stata così male quando lavoravo in Enerpoint, forse oggi non sarei qui.

Ricordo bene il mio primo incontro con Nicola: dopo la mia presentazione mi disse “quello che vuoi fare è impossibile. Una macchina non può dosare il cacao in polvere puro. Aggiungi lo zucchero come fanno tutti!”

E così aggiunsi zucchero e amido di mais alla ricetta, fu un lavoro lunghissimo perché bidognava rendere la polvere scorrevole. Alla fine riuscii a trovarla e iniziammo il lavoro di modifica di una macchina che Nicola usava per fare il caffè d’orzo e il ginseng.

Quando la macchina funzionava aprii la mia prima società società: Prima (che fantasia!)

Acquistammo 20 macchine e le installammo in bar e ristoranti. La prima macchina la installai l’11 dicembre 2015 nel nuovo ristorante della mia carissima amica Vivi: Paulpetta (è un posticino meraviglioso dove si mangiano polpette con ricette da tutto il mondo! Se abitate vicino a Monza vi stra-consiglio di provarle!).
In quel periodo davo spesso una mano a Vivi con Paulpetta così ebbi l’occasione preziosissima di verificare in prima persona l’interesse per Chokkino dei clienti. Quando qualcuno non ordinava il caffè gli proponevo Chokkino e la maggior parte delle persone decidevano di assaggiarlo e piaceva molto!

Anche nei bar veniva ordinato e apprezzato. Poi arrivò l’estate 2016 e fu un disastro: con il caldo la macchina dosava la miscela in maniera scostante +/-30%! Non andava bene.

E così mi venne un’idea: nei bar per fare il caffè usavano un dosatore volumetrico (quello con la levetta) forse era il caso di provarlo! E così andai da Nicola e feci delle prove: funzionava! E attenzione attenzione: funzionava anche solo con cacao puro!

Ricordo bene il mio primo incontro con Nicola: dopo la mia presentazione mi disse “quello che vuoi fare è impossibile. Una macchina non può dosare il cacao in polvere puro. Aggiungi lo zucchero come fanno tutti!”

E così aggiunsi zucchero e amido di mais alla ricetta, fu un lavoro lunghissimo perché bidognava rendere la polvere scorrevole. Alla fine riuscii a trovarla e iniziammo il lavoro di modifica di una macchina che Nicola usava per fare il caffè d’orzo e il ginseng.

Quando la macchina funzionava aprii la mia prima società società: Prima (che fantasia!)

Acquistammo 20 macchine e le installammo in bar e ristoranti. La prima macchina la installai l’11 dicembre 2015 nel nuovo ristorante della mia carissima amica Vivi: Paulpetta (è un posticino meraviglioso dove si mangiano polpette con ricette da tutto il mondo! Se abitate vicino a Monza vi stra-consiglio di provarle!).
In quel periodo davo spesso una mano a Vivi con Paulpetta così ebbi l’occasione preziosissima di verificare in prima persona l’interesse per Chokkino dei clienti. Quando qualcuno non ordinava il caffè gli proponevo Chokkino e la maggior parte delle persone decidevano di assaggiarlo e piaceva molto!

Anche nei bar veniva ordinato e apprezzato. Poi arrivò l’estate 2016 e fu un disastro: con il caldo la macchina dosava la miscela in maniera scostante +/-30%! Non andava bene.

E così mi venne un’idea: nei bar per fare il caffè usavano un dosatore volumetrico (quello con la levetta) forse era il caso di provarlo! E così andai da Nicola e feci delle prove: funzionava! E attenzione attenzione: funzionava anche solo con cacao puro!

RIFLESSIONE N°5

I problemi sono opportunità! Se la prima macchina non avesse avuto problemi io non avrei tentato di trovare una soluzione e scoperto che potevo finalmente fare Chokkino solo con il cacao! Quindi se state creando qualcosa, ogni volta che si presenta un problema non scoraggiatevi! Anzi: osservatelo con distacco e cercate di vedere dov’è la vostra opportunità.

RIFLESSIONE N°5

I problemi sono opportunità! Se la prima macchina non avesse avuto problemi io non avrei tentato di trovare una soluzione e scoperto che potevo finalmente fare Chokkino solo con il cacao! Quindi se state creando qualcosa, ogni volta che si presenta un problema non scoraggiatevi! Anzi: osservatelo con distacco e cercate di vedere dov’è la vostra opportunità.
A quel punto bisognava trovare il modo di unire il dosatore ad una macchina. Per fortuna negli anni Nicola (che è pure lui una gran bella testa!) aveva realizzato una macchinetta da usare con diversi prodotti che aveva un cono dove si versava la monodose di polvere. Era quello che faceva per me!

Lì iniziò il vero cinema: un susseguirsi infinito di problemi… il cacao è veramente un ingrediente difficilissimo: primo non è solubile, quindi è necessario applicare un’energia per portarlo in sospensione all’interno del liquido, secondo non è scorrevole e quindi dal cono non scendeva, terzo, si attacca dovunque e a lungo andare formava delle montagnette che ostruivano la macchina…

Era un continuo: problemi, problemi, problemi…

 Per fortuna ad inizio 2016 mio papà mi aveva mandato un articolo su Elon Musk. Non lo conoscevo, ma quando lo lessi rimasi folgorata da questo ragazzo che stava cercando di cambiare il mondo. Divorai ogni intervista e imparai moltissimo “se non fallisci non stai innovando abbastanza”. Questa frase di Elon cambiò completamente ogni problema che si presentava: erano la prova tangibile che stavo facendo qualcosa di innovativo. “Incontrare” Elon mi aiutò MOLTISSIMO: ogni volta che si presentava un problema io mi dicevo “pensa quanti problemi ha risolto Elon prima di riuscire a fare atterrare un razzo… mento in alto e continua a provare!”
A quel punto bisognava trovare il modo di unire il dosatore ad una macchina. Per fortuna negli anni Nicola (che è pure lui una gran bella testa!) aveva realizzato una macchinetta da usare con diversi prodotti che aveva un cono dove si versava la monodose di polvere. Era quello che faceva per me!

Lì iniziò il vero cinema: un susseguirsi infinito di problemi… il cacao è veramente un ingrediente difficilissimo: primo non è solubile, quindi è necessario applicare un’energia per portarlo in sospensione all’interno del liquido, secondo non è scorrevole e quindi dal cono non scendeva, terzo, si attacca dovunque e a lungo andare formava delle montagnette che ostruivano la macchina…

Era un continuo: problemi, problemi, problemi…

 Per fortuna ad inizio 2016 mio papà mi aveva mandato un articolo su Elon Musk. Non lo conoscevo, ma quando lo lessi rimasi folgorata da questo ragazzo che stava cercando di cambiare il mondo. Divorai ogni intervista e imparai moltissimo “se non fallisci non stai innovando abbastanza”. Questa frase di Elon cambiò completamente ogni problema che si presentava: erano la prova tangibile che stavo facendo qualcosa di innovativo. “Incontrare” Elon mi aiutò MOLTISSIMO: ogni volta che si presentava un problema io mi dicevo “pensa quanti problemi ha risolto Elon prima di riuscire a fare atterrare un razzo… mento in alto e continua a provare!”

RIFLESSIONE N°6

La vita ci dà tanti messaggi e ce li dà nei modi più disparati, anche attraverso persone che nemmeno conosciamo. L’importante è saperli cogliere, quindi: tenere occhi e orecchie ben aperti!

RIFLESSIONE N°6

La vita ci dà tanti messaggi e ce li dà nei modi più disparati, anche attraverso persone che nemmeno conosciamo. L’importante è saperli cogliere, quindi: tenere occhi e orecchie ben aperti!

Quando capii che la macchina funzionava decisi di aprire Live Better, ero terrorizzata e al tempo stesso al settimo cielo perché era un sogno che avevo da tanto tempo: un’azienda che sviluppasse prodotti deliziosi e al tempo stesso sani!

Finalmente problema risolto dopo problema risolto a metà dicembre 2017 avevamo il primo prototipo di Kaya che però era ben lungi dall’essere perfettamente funzionante… Problemino: il 20 gennaio cominciava il Sigep, la fiera più importante in Italia per i bar.

Quando capii che la macchina funzionava decisi di aprire Live Better, ero terrorizzata e al tempo stesso al settimo cielo perché era un sogno che avevo da tanto tempo: un’azienda che sviluppasse prodotti deliziosi e al tempo stesso sani!

Finalmente problema risolto dopo problema risolto a metà dicembre 2017 avevamo il primo prototipo di Kaya che però era ben lungi dall’essere perfettamente funzionante… Problemino: il 20 gennaio cominciava il Sigep, la fiera più importante in Italia per i bar.

La decisione di partecipare era stata decisamente avventata… avevamo solo 3 prototipi funzionanti e 2 di loro a metà del primo giorno smisero di funzionare… ma grazie al lavoro di squadra risolvemmo anche quello! Partecipare al Sigep fu un errore, non eravamo pronti. Però fu una bellissima esperienza, la prima come un team!

Iniziammo ad installare le macchine solo a settembre 2018. Andavamo noi in giro per i bar, con Kaya nel trolley. Sinceramente non avevamo la minima idea di quello che stavamo facendo… però in qualche modo riuscimmo ad installare quasi 300 macchine in 3 mesi!!!

C’era un problema però: i baristi non sono dei gran venditori, loro sono abituati a dare al cliente quello che chiede “un caffè per favore” e quindi i consumi di Chokkino erano molto bassi… Decidemmo quindi di fare delle fiere per fare assaggiare Chokkino ai clienti con la speranza che poi lo chiedessero al bar. A Marzo 2019 partecipammo alla fiera “Fa la cosa giusta!” a Milano. Avevamo un micro stand dove regalavamo Chokkino. Durante quei tre giorni le persone erano entusiaste di Chokkino e continuavano a chiederci “come faccio a farlo a casa?”.

La decisione di partecipare era stata decisamente avventata… avevamo solo 3 prototipi funzionanti e 2 di loro a metà del primo giorno smisero di funzionare… ma grazie al lavoro di squadra risolvemmo anche quello! Partecipare al Sigep fu un errore, non eravamo pronti. Però fu una bellissima esperienza, la prima come un team!

Iniziammo ad installare le macchine solo a settembre 2018. Andavamo noi in giro per i bar, con Kaya nel trolley. Sinceramente non avevamo la minima idea di quello che stavamo facendo… però in qualche modo riuscimmo ad installare quasi 300 macchine in 3 mesi!!!

C’era un problema però: i baristi non sono dei gran venditori, loro sono abituati a dare al cliente quello che chiede “un caffè per favore” e quindi i consumi di Chokkino erano molto bassi… Decidemmo quindi di fare delle fiere per fare assaggiare Chokkino ai clienti con la speranza che poi lo chiedessero al bar. A Marzo 2019 partecipammo alla fiera “Fa la cosa giusta!” a Milano. Avevamo un micro stand dove regalavamo Chokkino. Durante quei tre giorni le persone erano entusiaste di Chokkino e continuavano a chiederci “come faccio a farlo a casa?”.

RIFLESSIONE N°7

In Silicon Valley una delle regole d’oro è “talk with your customers” parla con i tuoi clienti. Ascoltare i clienti ti permette di comprendere cosa desiderano, qual è il loro bisogno. Durante i tre giorni a “Fa la cosa giusta!” se non avessi ascoltato i clienti non mi sarei resa conto di quello che volevano e oggi Live Better non esisterebbe più.

RIFLESSIONE N°7

In Silicon Valley una delle regole d’oro è “talk with your customers” parla con i tuoi clienti. Ascoltare i clienti ti permette di comprendere cosa desiderano, qual è il loro bisogno. Durante i tre giorni a “Fa la cosa giusta!” se non avessi ascoltato i clienti non mi sarei resa conto di quello che volevano e oggi Live Better non esisterebbe più.
Nei mesi successivi alla fiera osservavo le vendite bassissime di Chokkino nei bar e mentre pensavo cosa potessi fare quella domanda mi tornò alla mente. Così mi misi all’opera e cercai un modo semplice per poter fare Chokkino a casa. Fu così che nacque il kit. Era una scommessa e non tutti eravamo d’accordo. C’erano soci fortemente contrari a questo cambiamento. Io valutai i pro e i contro e decisi che valeva la pena provare. E per fortuna che ho fatto di testa mia perché altrimenti a causa dei lockdowns del 2020 che hanno impedito ai bar di lavorare noi avremmo chiuso.
Nei mesi successivi alla fiera osservavo le vendite bassissime di Chokkino nei bar e mentre pensavo cosa potessi fare quella domanda mi tornò alla mente. Così mi misi all’opera e cercai un modo semplice per poter fare Chokkino a casa. Fu così che nacque il kit. Era una scommessa e non tutti eravamo d’accordo. C’erano soci fortemente contrari a questo cambiamento. Io valutai i pro e i contro e decisi che valeva la pena provare. E per fortuna che ho fatto di testa mia perché altrimenti a causa dei lockdowns del 2020 che hanno impedito ai bar di lavorare noi avremmo chiuso.

RIFLESSIONE N°8

Se avete un’idea nella quale credete, portatela avanti anche se ci sono persone che non ci credono. Prestate attenzione a tutte le critiche, ci potrebbero essere spunti utili a migliorare la vostra idea, ma non lasciate che vi scoraggino!

RIFLESSIONE N°8

Se avete un’idea nella quale credete, portatela avanti anche se ci sono persone che non ci credono. Prestate attenzione a tutte le critiche, ci potrebbero essere spunti utili a migliorare la vostra idea, ma non lasciate che vi scoraggino!
Dopo aver fatto questa scelta abbiamo capito che il modo perfetto per vendere il nostro Home-Kit Chokkino era Instagram perché ci dava la possibilità di spiegare il prodotto. La risposta è stata immediata: hanno cominciato ad arrivare gli ordini, validando la nostra ipotesi che Chokkino andasse a rispondere ad un reale bisogno: avere un’alternativa al caffè. Per approfondire le sue caratteristiche come altenrativa al caffè e scoprire tutti i benefici del cacao, trovate anche il sito dedicato a Chokkino!
Ricevere una risposta così entusiasta mi fatto capire che era finalmente giunto il momento di dare libero sfogo alla mia creatività e rendere reali tutti quei prodotti che mi frullavano per la mente ormai da anni: latte di cocco, Crunchy, Magic & Co.
Chiaramente non mi fermo qui, ne ho ancora un bel po’ in testa e prestissimo ci saranno delle new entry!!!
Chiudo dicendovi che per la prima volta in 43 anni (quasi 44) io mi sento al mio posto nel mondo. Ed è una sensazione bellissima.
Spero con tutto il cuore che leggere qual’è stata la mia esperienza per arrivare fino a qui possa esservi utile, come per me è stato leggere le esperienze di altre persone.
Vi abbraccio, grazie di esserci.❤️
Elena

Dopo aver fatto questa scelta abbiamo capito che il modo perfetto per vendere il nostro Home-Kit Chokkino era Instagram perché ci dava la possibilità di spiegare il prodotto. La risposta è stata immediata: hanno cominciato ad arrivare gli ordini, validando la nostra ipotesi che Chokkino andasse a rispondere ad un reale bisogno: avere un’alternativa  al caffè.

Per approfondire le sue caratteristiche come altenrativa al caffè e scoprire tutti i benefici del cacao, trovate anche il sito dedicato a Chokkino!
Ricevere una risposta così entusiasta mi fatto capire che era finalmente giunto il momento di dare libero sfogo alla mia creatività e rendere reali tutti quei prodotti che mi frullavano per la mente ormai da anni: latte di cocco, Crunchy, Magic & Co.
Chiaramente non mi fermo qui, ne ho ancora un bel po’ in testa e prestissimo ci saranno delle new entry!!!
Chiudo dicendovi che per la prima volta in 43 anni (quasi 44) io mi sento al mio posto nel mondo. Ed è una sensazione bellissima.
Spero con tutto il cuore che leggere qual’è stata la mia esperienza per arrivare fino a qui possa esservi utile, come per me è stato leggere le esperienze di altre persone.
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